Infanzia e adolescenza, iniziativa dem per nuove “sinergie responsabili e possibili”

Infanzia e adolescenza, iniziativa dem per nuove “sinergie responsabili e possibili”

“Promuovere il bene-essere dei bambini e dei ragazzi. Costruire sinergie responsabili e possibili”. È questo il titolo dell’iniziativa organizzata dal Partito Democratico dell’Umbria in programma lunedì 21 novembre, alle 17.30, all’aula Magna dell’Università per stranieri di Perugia. L’iniziativa sarà aperta dal rettore dell’Unistra Valerio De Cesaris e dal segretario dem regionale Tommaso Bori e chiusa dalla senatrice Sandra Zampa. Interverranno Marco Grignani, psichiatra, Angiolo Pierini, neuropsichiatra, Moira Sannipoli, ricercatrice in didattica e pedagogia speciale dell’Università di Perugia, Davide Naderi, dirigente scolastico dell’istituto Cassata Gattapone di Gubbio, Andrea Tittarelli, direttore generale dei servizi Angsa Umbria, Paolo De Luca, referente Aifa dell’Umbria, Massimiliano Cirucca, educatore della cooperazione sociale. A coordinare i lavori Maria Pia Serlupini, responsabile della consulta regionale per l’infanzia e l’adolescenza del Pd Umbria. Tra i temi sul tavolo la salute mentale dei più giovani come priorità anche per investimenti strategici, possibilità di sinergie tra servizi e scuola, co-progettazione nel terzo settore, la centralità del servizio pubblico.

Congresso Pd, Bori: “Restituire un’identità al Partito Democratico, dall’Umbria contributo territoriale al congresso nazionale”

Congresso Pd, Bori: “Restituire un’identità al Partito Democratico, dall’Umbria contributo territoriale al congresso nazionale”

Il 25 settembre “il Partito Democratico, insieme alle forze di centrosinistra, ha subito una sconfitta netta e dolorosa”. Una sconfitta “più politica che elettorale”, che ha scontato mancanza di prospettiva e troppe divisioni e ha un portato al governo, con un quarto dei voti degli elettori, “una destra fanatica, reazionaria, ma che si è presentata compatta”. Parola del segretario regionale Pd Tommaso Bori che ieri, nella sua relazione all’assemblea regionale, ha aggiunto: “Sono stati votati soltanto da 1 italiano su 5, con 12 milioni di voti, meno di quanti ne hanno raccolti le forze alternative e meno di quanti sono andati all’astensione, per una chiara scelta politica, il governo non ha vinto, l’abbiamo fatto vincere”. “Gravi errori sulle liste hanno portato al gruppo parlamentare più anziano – aggiunge – e con meno donne, nonostante le promesse. Non sono nemmeno state rispettate le regole, ci sono tanti quarti mandati, addirittura alcuni parlamentari sono all’undicesima legislatura. Questo ci deve porre un interrogativo sulla nostra capacità di rigenerare, di rinnovare, di cambiare. Abbiamo posto in essere scelte divisive e corrosive, non segnate nemmeno da delle correnti, ma da vere e proprie cordate”.
“Il Pd – per Bori – è sconfitto, esausto, isolato. E da oggi anche sotto assedio” e per questo è urgente e “necessario un congresso che più che costituente definirei ricostituente”. “Dobbiamo ripensare il nostro progetto”. Fin qui “siamo stati governisti a tutti i costi, quasi 10 al governo senza capacità di governare. Ora stiamo all’opposizione, ma non basta starci bisogna farla, per riuscirci serve un’identità chiara e che oggi è sfocata”. Per il segretario dem dell’Umbria il Pd deve essere “il partito dei diritti e dei bisogni. Dei diritti senza distinzioni, sociali e civili, perché nessun diritto ne lede un altro. E dei diritti costituzionali, che oggi vengono minati alla base a partire da quelli allo studio e alla salute. Per esserlo davvero dobbiamo partire da ciò che dovrebbe animare la sinistra: la lotta alle disuguaglianze e alle differenze”. Sul tavolo ci sono dati allarmanti sulle povertà e sulla distribuzione della ricchezza: “il 10 per cento della popolazione possiede il 55 per cento ricchezza. Il 20 per cento, la parte più povera, ha lo 0,4 per cento. Si contano 5,6 milioni di poveri e un italiano su dieci è sulla soglia della povertà, a fianco migliaia di nuovi ricchi che accumulano benessere senza ridistribuirlo, la disoccupazione cresce a dismisura, come aumenta il lavoro povero, demansionato, sottopagato, occasionale e precario”. E allora, “non possiamo permetterci di farci dettare l’agenda dalla destra, che è in difficoltà e si rifugia nella propaganda sugli sbarchi.
Come non possiamo permetterci un partito come l’acqua: inodore, insapore, incolore e senza forma”. Il congresso, allora, “renda praticabile la partecipazione e agibile l’apertura. “Noi, in Umbria, faremo la nostra parte. Affiancheremo al congresso nazionale un percorso regionale e territoriale, in cui chiameremo a raccolta chi anima le comunità e, insieme, individueremo temi e priorità per la regione, per il futuro, per il Pd. Lo faremo portando a sintesi una discussione che svilupperemo per macroaree, con l’obiettivo di individuare priorità condivise e istanze territoriali. Ne uscirà il seme del progetto del Pd per la regione Umbria. Riuniremo iscritti, segretari e amministratori, ma soprattutto associazioni, cittadini e forze sociali, perché c’è tanto Pd fuori dal Pd”.

Anche il Pd Umbria in piazza a difesa della Sanità pubblica

Anche il Pd Umbria in piazza a difesa della Sanità pubblica

In piazza al fianco delle organizzazioni sindacali, degli operatori della sanità e dei cittadini.
Contro il processo di smantellamento della sanità umbra realizzato dalla Giunta Tesei e per ribadire ancora una volta che la salute è un diritto essenziale.

Presentazione liste Pd, Bori: “Ora al lavoro per un Paese giusto e inclusivo

Presentazione liste Pd, Bori: “Ora al lavoro per un Paese giusto e inclusivo

Presentazione liste Pd, Bori: “Ora al lavoro per un Paese giusto e inclusivo. Siamo in campo contro le povertà, in favore di giovani e donne, per una crescita sostenibile che non lasci indietro nessuno”

Il Partito Democratico dell’Umbria ha depositato lunedì mattina le liste dei candidati alle elezioni politiche del 25 settembre. Abbiamo messo in campo la nostra squadra che avrà il compito, in queste settimane, di raccontare il nostro progetto e di dare gambe alla proposta per un Paese più giusto e più inclusivo. Un obiettivo ambizioso, che mette al primo posto la lotta alle nuove povertà e al lavoro povero, non ai poveri, come si propone di fare la destra per continuare a garantire rendite di posizione. 

Vogliamo, poi, una società inclusiva, in cui le stesse opportunità siamo date a tutti, in particolare alle donne e ai giovani, a cui vanno garantiti strumenti per la parità salariale, per i servizi, per l’accesso al lavoro. All’orizzonte c’è la costruzione di una crescita giusta e inclusiva, per l’Umbria e per il Paese; uno sviluppo sostenibile che non lasci indietro nessuno e in cui siamo perfettamente in equilibrio universalità dei diritti e del servizio pubblico essenziale – sociale, sanità, istruzione – e potenzialità dell’iniziativa privata. 

Questo è il nostro modello, questa è la nostra idea del mondo, che opponiamo con forza al modello e alle idee di una destra reazionaria, xenofoba e ultraliberista.

Il Programma del Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista

Il Programma del Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista

“La speranza siamo noi, quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo ogni forma di ingiustizia”

David Sassoli

L’Italia e l’Europa sono a un bivio storico. L’esito di queste elezioni politiche determinerà il futuro del nostro Paese e gli equilibri politici del nostro continente. Il 25 settembre 2022, le elettrici e gli elettori dovranno scegliere tra due visioni del mondo diametralmente opposte.

Abbiamo ritenuto nostro dovere politico e morale riunire le nostre forze per offrire al Paese, in un momento così decisivo, una proposta vincente grazie all’impegno e alla disponibilità del Partito Democratico, di Articolo Uno, del Partito Socialista Italiano, di DemoS, del Movimento Repubblicani Europei, di Volt.

Il nostro progetto e il nostro programma nascono nella discussione e nell’elaborazione programmatica delle Agorà Democratiche e trovano il proprio compimento nella lista “Italia Democratica e Progressista”. Un progetto avviato un anno fa, ricco delle idee e delle proposte degli oltre 100.000 cittadini e cittadine delle Agorà: il più grande percorso di democrazia partecipativa mai sperimentato in Italia.

Lotteria: ecco i numeri estratti

Lotteria: ecco i numeri estratti

VERBALE DI ESTRAZIONE

1. L’estrazione si svolge il giorno 3 aprile 2022 alle ore 20 in Spello, nell’ambito della Festa provinciale dell’Unità .

.2. Il sorteggio si svolge alla presenza dell’incaricata del Sindaco del Comune, consigliera comunale Rosanna Zaroli,garante della correttezza delle
operazioni e di una commissione formata oltre che dall’incaricata che la presiede, dai tesorieri del Partito, provinciale Dr. Antonio Candeliere e regionale Dr. Enzo Santucci .

3.Vengono sorteggiate tutte le 491 matrici dei soli bigliatti venduti.Si estrae prima la matrice e poi il numero del biglietto vincente.

4. Secondo l’ordine di estrazione risultano vincenti

-primo premio, Crociera nel Mediterraneo (primavera o autunno) per due persone cabina con
balcone ammiraglia Costa Toscana . Biglietto numero 3547

-secondo premio, bicicletta elettrica Marca Schiano modello E-Moon. Biglietto numero 1482

-terzo premio, SPA per due persone centro benessere Borgo Brufa.Biglietto numero 0835

-quarto premio, buono acquisto Coop. da E.200. Biglietto numero 0220

-quinto premio, invito per due persone ristorante Porta Senese (Castiglione del Lago). Biglietto numero 8221

-sesto premio, invito per due persone Locanda del Postiglione (Spello),.Biglietto numero 3693


settimo premio invito per due persone ristorante Il Vizio (Perugia). Biglietto numero 11298

-ottavo premio invito per due persone ristorante Il Capanno (Spoleto). biglietto numero 5391

5. I premi con il relativo numero del biglietto vincente sono pubblicati sul sito internet del partito Democratico dell’Umbria.

6.La consegna del premio avviene entro un mese dalla avvenuta riconsegna del biglietto vincente che deve avvenire,a pena di decadenza ,entro i tre mesi successivi all’estrazione.

7. La pubblicazione del presente verbale sul sito internet del Partito Democratico
dell’Umbria costituisce comunicazione ai Soggetti istituzionali interessati ed ai cittadini.

 

Il Segretario Verbalizzante

Francesco Rapo

 

 I Commissari

Rosanna Zaroli

Antonio Candeliere

Enzo Santucci

Gruppo Salute

Gruppo Salute

ARCHE – CONFERENZA PROGRAMMATICA PD UMBRIA
RESTITUZIONE GRUPPO 6 – Salute

Sanità pubblica e salute – Reti di prossimità – Innovazione e ricerca

Dopo un percorso iniziato negli incontri avvenuti nelle settimane scorse, durante Archè si è riunito il forum sanità del PD in presenza ed online. Molti i contributi delle diverse figure professionali intervenute: medici, personale del comparto (ostetriche, infermieri), avvocati, impiegati di aziende private e pubbliche, esponenti politici locali, consiglieri comunali, regionali e sindaci.

Molto l’entusiasmo e la voglia di dare contributo fattivo in questa nuova modalità che il PD dell’Umbria ha deciso di creare: ora abbiamo un luogo dove si torna a parlare di sanità e che, allo stesso tempo, diventa un luogo di ascolto.

La fase storica che stiamo vivendo ha posto l’attenzione massima sull’importanza della Sanità pubblica e contemporaneamente ha evidenziato tutto ciò che deve essere migliorato.

L’organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS, definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non una semplice assenza di malattia”.

Alla sanità pubblica competono dunque funzioni di promozione e tutela della salute, di prevenzione e cura delle malattie, di miglioramento della qualità della vita, di attivazione di strutture e servizi  volti a garantire l’assistenza sanitaria collettiva.

La lotta alla pandemia ha evidenziato che qualsiasi sforzo deve essere accompagnato da programmazione e da una visione prospettica.

Centrale, funzionale, di vitale importanza – quasi a diventare un mantra – è il collegamento della sanità di territorio con l’ospedale e l’università: solo lavorando in sinergia si creerà il miglior servizio sanitario nazionale che si possa avere.

La tutela delle fasce deboli della popolazione e dei servizi socio-sanitari del territorio deve partire da un’analisi territoriale strutturata in compresenza: il Servizio Sanitario Nazionale deve trasformarsi in Servizio Socio Sanitario Nazionale.

Già da almeno 10 anni (fonte: indagine Sanità del Sole 24 Ore) veniva indicato il 2021 come l’anno in cui sarebbero mancati 10.000 medici ospedalieri. A tale proiezione, che risultata oggi fondata e veritiera, va ad aggiungersi la mancanza di medici specialisti del territorio (igienisti) e medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Oggi la situazione dell’Umbria è questa: zone carenti che non vengono coperte, nuovi medici che non coprono i pensionamenti.

La professionalità dei medici di medicina generale va valorizzata. Le organizzazioni di medicina di gruppo vanno messe in grado di gestire i progetti di prevenzione e di gestione delle patologie croniche (progetto diabete, BPCO, ecc.). Chiediamo un potenziamento delle capacità di gestione della patologia cronica al di fuori della fase acuta e la realizzazione di un sistema di cure primarie in grado di assicurare una presa in carico integrata e un atteggiamento pro-attivo per le patologie croniche.

Le linee di intervento di “Edilizia sanitaria e socio-sanitaria” e di “Telemedicina” contenute nel PNRR dell’Umbria, non sono sufficienti a far sì che si sviluppi il collegamento, e il potenziamento necessario, della sanità territoriale Umbra: bene l’adeguamento sismico e le nuove strutture, ottima l’aggiunta della telemedicina, ma è ben più necessario far sì che i centri di salute non vengano depotenziati ma piuttosto trasformati in case di comunità, luoghi in cui si possa gestire la dimissione protetta, la continuità terapeutica, anche per sollevare il Pronto Soccorso da accessi non gravi e gestibili nel territorio.

L’innovazione tecnologica deve andare in parallelo con l’investimento di risorse economiche. È necessario un investimento produttivo in sanità, per invertire una tendenza all’involuzione del SSN.

La relazione tra fabbisogno di professionisti sanitari deve essere assicurato dalla formazione e determinato mediante una programmazione solida e un adeguato finanziamento. Fondamentale l’investimento in interventi di prevenzione formali e basati su evidenze scientifiche.

La sanità umbra in pandemia ha retto grazie alle forze, all’impegno e al senso di responsabilità di tutti gli operatori, trovatisi a lavorare in condizioni assurde. Nonostante questo, non si è immediatamente provveduto, come in altre regioni, ad assunzione straordinarie di personale e si è verificata, per giunta, un’emigrazione di personale medico in altre aree del Paese.

Un’attenzione particolare vogliamo porla sulla gestione delle liste di attesa e sui lunghi tempi di prenotazione delle prestazioni diagnostiche, conseguenza naturale di uno scarso investimento in risorse umane e di un palese arretramento nella promozione della sanità pubblica: le prestazioni sui controlli sospesi vanno recuperate nel minor tempo possibile, vanno strutturate delle liste di prenotazione interne agli ambulatori per tutte quelle patologie che richiedono un monitoraggio del paziente in tempi stretti e regolari.

Va rivista anche l’organizzazione del CUP regionale, è impensabile che da Perugia ci si debba recare a Gubbio e magari da Gubbio a Todi per effettuare un esame di priorità urgente magari con deroga per persone fragili o appartenenti ad una fascia di età particolare. Occorre, inoltre, una revisione della rete intra e inter azienda ospedaliera, di collegamento con l’università.

Queste sono le basi da cui partire, non un manuale di istruzioni o una lista della spesa, ma spunti che nel periodo prossimo verranno elaborati e programmati: la miglior sanità Umbra l’avremo solo se si darà un ruolo di primaria importanza alla tutela e alla cura della Salute Mentale, che pare in questo momento completamente ignorata sia in termine di personale che di risorse (spesso affidati a personale delle associazioni).

I servizi di neuropsichiatria infantile e psicologia clinica dell’età evolutiva devono essere organizzati in modo multidisciplinare: va realizzata una programmazione organica. Va data la possibilità ad ogni cittadino di poter accedere ad un servizio psicologico pubblico, organizzato a livello territoriale.

Sui servizi di Salute mentale occorre accendere un riflettore dedicato, così come sui consultori e sui servizi dedicati alle donne; vanno regolati e potenziati i servizi volti ad accogliere donne vittime di violenza. Solo considerando integralmente lo stato di salute dell’individuo si realizza la vera espressione di sanità pubblica in Umbria e in Italia.

Questa è la missione che il Partito Democratico dell’Umbria deve impegnarsi quotidianamente a perseguire, in maniera propositiva, ferma e costante, migliorando, implementando e difendendo il Servizio Sanitario pubblico universale e promuovendo una educazione alla salute e ai corretti stili di vita tra la cittadinanza a partire dall’età scolare.

Gruppo Coesione e Inclusione

Gruppo Coesione e Inclusione

ARCHE – CONFERENZA PROGRAMMATICA PD UMBRIA
RESTITUZIONE GRUPPO 5 – Coesione e inclusione

Politiche per il lavoro – Diritti sociali – Diritti civili, inclusione, nuove povertà – Innovazione sociale – Interventi per le Aree interne

POLITICHE PER IL LAVORO

LEGALITÀ E SICUREZZA

Contrasto al lavoro sommerso: In Umbria aumentano i casi di lavoro nero in diversi settori. È necessario promuovere la cultura della legalità. Occorre partire dalla conoscenza dei fenomeni illegali e dalle loro cause, rafforzare i controlli e le attività ispettive.

Sicurezza nei luoghi di lavoro: L’Umbria è una delle regioni d’Italia con più alto tasso di infortuni. C’è bisogno di consolidare l’idea della sicurezza non come un costo ma come investimento: bisogna quindi investire in formazione, tecnologie e personale per effettuare maggiori controlli.

OCCUPAZIONE FEMMINILE

L’accesso delle donne nel mercato del lavoro è sempre più difficile, situazione aggravata ancor di più dalla crisi pandemica. Nonostante l’alto livello di istruzione, le donne continuano a scontare, nel mercato del lavoro, un forte divario in termini non solo occupazionali e contrattuali, ma anche e soprattutto retributivi. Il part-time involontario, cioè quello stabilito dalle aziende e non per motivi di conciliazione, è una condizione sempre più diffusa tra le lavoratrici.

GIOVANI

In pochi anni l’Umbria ha visto oltre 10.000 ragazze e ragazzi emigrare fuori Regione. Tra questi, una percentuale molto elevata è rappresentata da giovani con un alto livello di istruzione che non hanno trovato occasioni di lavoro inerenti alle proprie aspettative, oppure perché le uniche proposte erano a basso reddito o precarie.

Inoltre i NEET, giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni che non studiano e non lavorano, nel 2020 sono aumentati del 20%, peggior dato tra le regioni italiane.

La perdita non solo di cervelli ma anche di ricambio generazionale nelle varie attività produttive ed economiche, rischia di mettere un freno ad un possibile rilancio dell’Umbria.

POLITICHE ATTIVE

In Umbria è necessario focalizzare l’attenzione su dinamiche volte alla creazione di serie ed efficienti politiche di sostegno all’occupazione, che mirino alla formazione e riqualificazione dei lavoratori, alla qualità dei posti di lavoro e alla garanzia di reddito durante le transizioni occupazionali. Per raggiungere questo obiettivo, il Partito Democratico dell’Umbria ritiene fondamentale rafforzare il sistema pubblico dei Centri per l’Impiego, quale strumento territoriale predisposto per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, con l’obiettivo di fornire servizi innovativi di politica attiva e riqualificazione professionale.

Serve quindi un servizio Pubblico per il Lavoro in grado di favorire l’occupazione, attraverso la valorizzazione e la promozione delle competenze, rendendo le stesse adeguate ed effettivamente spendibili nel mercato del lavoro. Al contempo, tali strumenti sono utili ad orientare efficacemente l’utenza e rispondere tempestivamente al fabbisogno professionale espresso dal mondo produttivo. È, infine, necessario creare una solida relazione con il sistema delle imprese e con il mondo dell’Università e dell’alta formazione.

Di conseguenza, rilevante è il tema della Formazione Professionale, che merita di essere affrontato in maniera più puntuale e strutturale, aumentando il tasso di interconnessione tra Arpal, Università, agenzie formative e sistema produttivo. La riforma del mercato del Lavoro e dell’Agenzia Arpal, proposta e approvata dalla Giunta Tesei, rappresenta, a nostro avviso, una svolta negativa del mercato del lavoro a vantaggio del privato.

La possibilità per Arpal di ‘esternalizzare’ funzioni agli accreditati, determinerà un indebolimento complessivo del sistema pubblico dei servizi per l’impiego, permettendo ai privati di operare non in affiancamento alla sfera pubblica, ma come principali attori sul mercato delle politiche attive e della formazione, remunerati da ingenti finanziamenti pubblici. Riteniamo che con questa riforma il vero obiettivo sia quello di smantellare il sistema pubblico del lavoro in favore di esternalizzazioni improprie e di dubbia costituzionalità.

Ribadendo il nostro parere negativo sulla riforma in questione, riteniamo però necessario portare a termine quanto prima il Piano Straordinario di Potenziamento dei Centri per l’Impiego e delle Politiche Attive del Lavoro in attuazione del Decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali n. 74 del 28/06/2019, che prevede il rafforzamento degli organici, migliorie a immobili e acquisto di nuovi e strumentazioni per le sedi dei CPI dell’Umbria.

REDDITO DI CITTADINANZA

Nel dibattito che si sta sviluppando attorno al reddito di cittadinanza la posizione del Partito Democratico è, e deve essere, chiara: dare sostegno ai cittadini in stato di povertà è giusto e lungimirante. Dietro l’attacco al reddito di cittadinanza c’è il messaggio “se uno è povero lo è perché non ha voglia di lavorare” e questo messaggio il PD lo rispedisce al mittente. Sbaglia, infatti, chi dice che il RdC serve solo a chi non vuole rimboccarsi le maniche, cosa dimostrata dai dati:

  • incrociando i dati delle comunicazioni obbligatorie, molti percettori di RdC hanno trovato lavoro: il bacino dei beneficiari, cioè, non è immobile ma molto dinamico fra uscite e nuovi ingressi;
  • soltanto un terzo dei percettori (3,6 milioni di persone in 1,3 milioni di nuclei familiari) ha le condizioni per lavorare e, di questi, la maggior parte è poco occupabile; si tratta di persone con competenze obsolete, che non hanno mai lavorato o che lavorano ma il cui stipendio non basta a mantenere se stessi e le proprie famiglie, donne senza alcuna rete di sostegno, ragazzi e ragazze che non studiano, non lavorano, spesso senza qualifica, con alle spalle percorsi di studio discontinui, interrotti e mai ripresi; siamo cioè di fronte ad una platea con importanti condizioni di svantaggio.

Favorire l’inserimento al lavoro dei percettori è un punto chiave: lo si deve fare, però, agendo in modo multifunzionale su tutti i bisogni che tengono queste persone lontane dal mercato del lavoro, in una logica di rete di servizi per costruire risposte adeguate e personalizzate, potenziando anche gli incentivi all’assunzione e all’auto imprenditorialità di chi riceve il reddito e rivedendo l’incompatibilità del reddito con alcune attività lavorative. Bisogna cambiare una serie di parametri di accesso al reddito per aiutare di più le famiglie povere che restano, ad oggi, in gran parte escluse da qualunque sostegno, da quelle numerose a quelle che vivono nel Nord fino a quelle composte da stranieri. È necessario investire nei servizi, da quelli all’impiego a quelli di reinserimento sociale, altrimenti il reddito si ridurrà a strumento di mera assistenza smarrendo una parte importante della sua funzione.

Se il Rdc presenta le criticità, che vengono cavalcate in modo strumentale dalla destra, è anche perché è stato introdotto in modo frettoloso e prima di riformare strumenti essenziali come i centri per l’impiego, le politiche attive per il lavoro e gli investimenti nella rete di servizi sociali e territoriali di comunità.

Il PD deve continuare a portare avanti una battaglia per migliorare uno strumento necessario per evitare l’aggravarsi della questione sociale, integrandolo stabilmente anche all’interno del programma GOL, la principale misura di politiche attive del lavoro incardinata all’interno del PNRR.

RAFFORZARE LE POLITICHE SOCIALI E DI SOSTEGNO ALLE PERSONE

Le politiche sociali hanno l’obiettivo di garantire maggiore equità sociale, solidarietà intergenerazionale e conciliazione di tempi di vita e di lavoro.

Bisogna ripensare ad un Piano Sociale Umbro come strumento di governo del sistema dei servizi e delle attività sociali, mediante il quale la Regione, di concerto con gli Ambiti Sociali, ovvero i Comuni, i servizi pubblici e il terzo settore, rilevi bisogni, prospettive e opportunità sociali a partire dai Piani di Zona. Serve che si definiscano poi gli indirizzi, gli obiettivi, le priorità sociali, nonché la soglia territoriale ottimale per la programmazione e la gestione degli interventi sociali ed i criteri per la relativa attuazione.

Sarà determinante scongiurare la piena applicazione della proposta di legge, presentata come “Legge sulla famiglia”, di riforma del Testo Unico in materia di Sanità e Servizi Sociali, in piena ottica di regressione culturale, di lesione della libertà e della piena realizzazione della persona e della sua esistenza nell’ambito della comunità e delle famiglie.

LE PRIORITÀ:

  • Riconsiderare un modello di welfare improntato sul principio di Sussidarietà verticale, ed orizzontale, sulla governance partecipata e sulla coprogettazione, coinvolgendo soggetti istituzionali, operatori, associazioni, cooperative sociali, saperi e ricercatori universitari, puntando all’aggregazione delle competenze professionali ed esperienziali.
  • Rilanciare le Zone Sociali, quali articolazioni preposte alla gestione associata degli interventi e dei servizi sociali e in quanto più strutture prossime ai luoghi di vita delle persone: esse sarebbero in grado di assicurare l’accessibilità ai diritti sociali in ogni angolo del territorio regionale, fino alle più remote aree interne.
  • Riaffermare un welfare di comunità che attraverso équipe multisciplinari (assistenti sociali, educatori, comunicatori, ecc.) sappia sostenere percorsi di inclusione sociale, di empowerment, della promozione di cittadinanza, della qualità delle relazioni sociali e familiari, di prevenzione del disagio della normalità, integrando servizi pubblici, terzo settore, risorse, competenze, culture presenti nel territorio in cui si opera.
  • Saldare l’integrazione socio-sanitaria per sostenere le persone con disabilità a riacquisire l’autonomia possibile e una vita attiva e autonoma.
  • Dobbiamo porre al centro la persona come soggetto attivo, la sua dignità individuale e di socialità deve tornare ad essere il faro delle politiche sociali da mettere in campo.
  • Le differenze di genere e le diversità umane vanno concepite esclusivamente in quanto ricchezze che devono animare la nostra idea di coesione sociale, improntata alla solidarietà, alla libera espressione di sé e della propria progettualità.
  • In questo quadro si colloca anche l’accoglienza delle e dei migranti e l’integrazione multiculturale.

LA CURA DI SÉ

La dignità e il benessere della persona richiedono una consapevolezza di sé, del proprio corpo e del proprio essere, a cui tutte e tutti hanno diritto come misura di eguaglianza sociale. Un’alimentazione salutare, la pratica sportiva per la necessaria attività fisica, l’educazione sentimentale e sessuale, volte all’ascolto e alla elaborazione dei propri sentimenti ed emozioni, sono tre dimensioni educative che fin dai primi anni di scuola devono essere garantiti ai bambini e alle bambine fino all’età adulta e per tutta la vita.

Sono obiettivi di salute, inclusione sociale, maturazione culturale. Si incrociano con il tema alla transizione a sistemi di vita ambientalmente e umanamente sostenibili. Si tratta dunque di:

  • riconoscere il ruolo dello sport, garantirne universalmente l’accessibilità economica e la pratica quotidiana, dentro le scuole e nelle comunità, anche recuperando aree urbane abbandonate o poco sfruttate, puntando sugli impianti sportivi e la realizzazione di parchi urbani attrezzati, al fine di favorire l’inclusione e l’integrazione sociale;
  • promuovere una cultura dell’alimentazione sana connessa alle produzioni, rendendo tutte e tutti consapevoli degli effetti di squilibri alimentari e dell’abuso di alcol, fumo, sostanze;
  • educare alle emozioni ed ai sentimenti, così come alla sessualità e alla procreazione responsabili.

POLITICHE ABITATIVE

Individuare un insieme di misure rivolte a coloro che vedono ridursi sempre di più i margini di accesso a condizioni abitative sicure, dignitose ed economicamente compatibili, mirando alle fasce sociali più deboli ed esposte alla crisi economica, a favore di persone in condizioni di estrema emarginazione e alle giovani coppie.

SOSTENERE E VALORIZZARE LE AREE INTERNE

La Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), inserita nell’Accordo di Partenariato tra Italia e Commissione Europea, rappresenta una politica innovativa attuata in specifiche aree del Paese caratterizzate dalla presenza di piccoli Comuni lontani dai centri di offerta dei servizi essenziali alla cittadinanza (istruzione, mobilità e sanità), afflitte da marginalizzazione e spopolamento. L’obiettivo della SNAI consiste nell’integrare le risorse ordinarie con quelle comunitarie per poter dare un’opportunità di rilancio socio-economico a questi territori, mediante due classi di azioni mirate a:

  • ripristinare la cittadinanza operando un adeguamento della qualità/quantità dell’offerta dei servizi essenziali, utilizzando, prioritariamente, le risorse nazionali,
  • promuovere il mercato attraverso la realizzazione di progetti di sviluppo locale da finanziare prioritariamente con il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR).

La Regione Umbria, di concerto con il Comitato Tecnico Nazionale Aree interne, ha individuato 3 aree, ovvero quella del Sud Ovest Orvietano, quella del Nord Est Umbria e quella della Valnerina, per intraprendere il percorso SNAI. In particolare, le ultime due, oltre ad essere classificate aree interne, sono accomunate dal fatto di essere aree montane appartenenti alla fascia appenninica.

Tale politica scaturisce dal fatto che il territorio umbro è caratterizzato, per lo più, da centri di piccole dimensioni, che in molti casi non riescono a garantire ai residenti un accesso adeguato ai servizi essenziali. Le caratteristiche fondamentali sono rappresentate da:

  1. una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità);
  2. importanti risorse ambientali (risorse idriche, sistemi agricoli, foreste, paesaggi naturali e umani) e risorse culturali (beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere);
  3. un territorio profondamente diversificato, esito delle dinamiche dei vari e differenziati sistemi naturali e dei peculiari e secolari processi di antropizzazione.

In sintesi la strategia persegue 5 obiettivi-intermedi: aumento del benessere della popolazione locale, aumento della domanda locale di lavoro (e dell’occupazione), aumento del grado di utilizzo del capitale territoriale, riduzione dei costi sociali della de-antropizzazione, rafforzamento dei fattori di sviluppo locale.

I punti focali della strategia posso essere così sintetizzati: tutela di territorio e comunità locali; valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile; sistemi agro-alimentari e sviluppo locale; risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile; saper fare e artigianato.

La nuova programmazione della Politica di Coesione 2021 – 2027 elenca obiettivi specifici già definiti nelle proposte di regolamenti della Commissione e racchiusi in cinque titoli: Europa più intelligente, verde, connessa, sociale e  vicina ai cittadini.

In questo contesto risulta più che mai necessario ripristinare un coordinamento politico tra tutte le Amministrazioni coinvolte nella strategia. Abbiamo bisogno di fornire tutto il supporto utile per portare a compimento l’importante lavoro iniziato, ed avviare in maniera corretta la nuova programmazione. Il mutato scenario politico-amministrativo ci consegna un quadro fortemente modificato rispetto al periodo in cui aveva preso forma l’iniziativa in oggetto.

Attualmente, il rischio concreto è quello di disperdere un importante patrimonio ed una fondamentale opportunità. Rischiamo, altresì, di trascurare quella visione integrata sulla quale molto abbiamo lavorato, che continuiamo e ritenere indispensabile per disegnare un futuro all’altezza delle sfide che ci attendono.

I temi con i quali siamo chiamati a confrontarci sono talmente ampi e complessi che non possono essere affrontati con risposte indipendenti e poco coerenti tra loro. Abbiamo bisogno di unire e valorizzare le rispettive potenzialità, continuando ad elaborare una linea di azione comune.

DIRITTI CIVILI

PERCORSI DI CITTADINANZA

Riformare la legge per “l’acquisizione della cittadinanza italiana” è ormai imprescindibile.  Prioritario è dare una risposta articolata che sia capace di rispondere ai tanti singoli percorsi che troppo spesso vengono trascurati, dimenticati o politicizzati quando si parla di “cittadinanza”. Per riconoscere dignità a questa pluralità non monolitica, è importante parlare di percorsi di  cittadinanza ed elaborare soluzioni che superino discussioni ormai anacronistiche e lavorare, invece, insieme e di concerto con i soggetti la cui vita ogni giorno è affetta dal mancato  riconoscimento di questo diritto, per un’alternativa efficace, che guardi alla tutela di tutte e tutti e non alla rassicurazione di chi ha paura che il “volto” del paese possa cambiare.

E’ importante dare risonanza alla nuova campagna nazionale “Dalla Parte Giusta della Storia”,  iniziativa promossa dalla Rete per la Riforma della Cittadinanza, per rivendicare il riconoscimento di oltre un milione di giovani nati e/o cresciuti in Italia. Il diritto di cittadinanza è una priorità strategica per il futuro economico, sociale, politico e di competitività del nostro paese e mobilitarsi perché accada è una responsabilità di ognuno di noi, in primis del primo partito progressista del Paese. La legge sulla cittadinanza attualmente in vigore risale al 5 febbraio 1992. Oggi, dopo quasi trent’anni, l’Italia è cambiata radicalmente: sono 5 milioni e 382 mila i cittadini di origine straniera residenti in Italia e la legge n. 91/1992 non è più adatta. L’Italia ha bisogno di una riforma della cittadinanza. Definire nuovi criteri per acquisire la cittadinanza è un passaggio delicato e complesso che può nascere, come espresso dalla campagna nazionale “Dalla Parte Giusta della Storia”, se vengono rispettati 4 criteri fondamentali per una buona legge sulla cittadinanza – IUS ELIGENDI:

  1. Diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia. È necessario prevedere che sia cittadinə italianə chi, figliə di genitori stranieri, nasce nel territorio della Repubblica e chi nasce nel territorio italiano da almeno un genitore nato in Italia, senza ulteriori requisiti.
  2. Diritto di cittadinanza per chi cresce in Italia. Sono necessarie modalità specifiche di riconoscimento della cittadinanza per chi, non essendo nato in Italia, cresce nel nostro paese. Trattandosi di minori soggetti all’obbligo di frequenza, il riconoscimento della cittadinanza può essere ricollegato alla frequenza di un corso di istruzione.
  3. Diritto di cittadinanza per chi vive stabilmente in Italia. Ribaltiamo la logica: l’acquisizione della cittadinanza non deve essere intesa come un premio ma come un incentivo per favorire l’inclusione socio-lavorativa e la partecipazione alla vita politica e sociale. È quindi indispensabile una revisione significativa dei criteri di riconoscimento della cittadinanza.
  4. Procedure più rapide, criteri certi e disposizioni transitorie. La qualità delle procedure è un fondamentale indicatore della qualità della democrazia. Il percorso giuridico verso la cittadinanza dovrebbe essere concepito come un diritto soggettivo, non un interesse legittimo; per questo motivo è importante ridurre le tempistiche e intervenire sui costi legati alla procedura.

Questi criteri sono la base per una nuova politica della cittadinanza che tenda all’uguaglianza e all’universalizzazione dei diritti. IL PD Umbria non può che essere “dalla parte giusta della storia”.

UGUAGLIANZA DI GENERE

La Giunta Regionale dell’Umbria, nel 2017, ha approvato la legge regionale contro l’omo-transfobia e in molti comuni della Regione è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Traguardi importanti contro ogni discriminazione e per il rispetto e la promozione dei diritti umani e civili, ma in un sistema in cui è ancora necessario chiedere alle istituzioni attuali la piena applicazione della Legge Regionale. Il recente respingimento del DDL Zan ci conferma che la battaglia per l’abbattimento delle discriminazioni sarà ancora lunga.

Dovremo monitorare attivamente l’applicazione della legge di modifica del Codice sulle pari opportunità promossa dal PD con l’intento di contrastare il fenomeno del gender pay gap, problema che affligge anche la nostra Regione e che restituisce la dimensione di quanto ancora ci sia da fare verso il raggiungimento dell’equità di genere.

E’, inoltre, necessario promuovere maggiore consapevolezza e formazione sui temi dei diritti civili e di genere, verso il completo superamento del pregiudizio e della lotta alle discriminazioni nell’opinione pubblica e non solo.

DIRITTI RIPRODUTTIVI

Le battaglia sulla corretta somministrazione della pillola abortiva RU486, nonché quelle rivolte a garantire il pieno diritto ad interrompere una gravidanza, rappresentano solo alcune delle battaglie che il mondo femminile umbro deve e dovrà affrontare nei prossimi mesi per garantire la salvaguardia dei loro diritti. Inoltre, il progressivo depotenziamento dei consultori rappresenta un altro duro colpo per le donne umbre, costrette a rivolgersi alle strutture ospedaliere per qualsiasi necessità. I consultori, le case della salute e la medicina di prossimità sono punti centrali della garanzia di equi diritti riproduttivi per tutte, motivo per cui, come PD Umbria, ci batteremo per il ripristino e lo sviluppo di questi servizi.

Gruppo Istruzione e Ricerca

Gruppo Istruzione e Ricerca

ARCHE – CONFERENZA PROGRAMMATICA PD UMBRIA
RESTITUZIONE GRUPPO 4 – Istruzione e ricerca

Istruzione – Scuola – Alta formazione – Diritto allo studio – Ricerca – Ricerca e trasferimento tecnologico e innovazione per l’impresa

La risposta italiana alle grandi crisi e ai cambiamenti sociali ed economici di questi ultimi vent’anni è andata nella direzione sbagliata: abbiamo tagliato su istruzione e ricerca e non abbiamo trasformato il nostro sistema produttivo, scegliendo la via della dequalificazione e della precarizzazione.

Il risultato è che oggi la nostra società è più diseguale e meno dinamica: la ricchezza non è cresciuta, ma è peggio distribuita tra classi sociali, territori e generazioni. L’Umbria non fa eccezione, ma anzi rappresenta l’esempio più lampante di questa situazione.

Pensiamo, quindi, che sia tempo di cambiare e di cominciare a farlo subito, sfruttando la grande occasione che Next Generation EU ci offre.

Il sapere è da sempre la chiave per la costruzione di società più giuste e, allo stesso tempo, per raggiungere i più alti livelli di sviluppo economico. Se la nostra regione vuole invertire il suo declino, deve investire in questo più che in ogni altro settore.

Per farlo è necessario impiegare risorse, intervenire sugli elementi strutturali del sistema e immaginare un nuovo progetto socioeconomico basato sull’alta qualificazione e la valorizzazione dei giovani.

Il tutto accompagnato da un modello di governance basato sul dialogo istituzionale e sociale, poiché si tratta di una questione che riguarda ogni grado di istruzione e formazione. Le istituzioni (Comuni, Province e Regione) devono giocare un ruolo decisivo per favorire sani processi di innovazione attraverso tavoli di concertazione e co-progettazione.

Nella fase istruttoria di questo Gruppo abbiamo individuato i principali ambiti di discussione e intervento, tracciando delle linee d’indirizzo. La finalità è quella di individuare le priorità programmatiche che il PD Umbria dovrà adottare su istruzione, università e ricerca.

FINANZIAMENTO

Qualsiasi intervento non può prescindere da una decisa inversione del trend di sotto finanziamento in cui si trovano scuola, università e ricerca da ormai troppo tempo. Sebbene il tema sia prevalentemente nazionale, le Regioni possono scegliere di investirvi in molti modi: si tratta, in primis, di compiere una scelta politica di indirizzo e, in secondo luogo, di definire progettualità, modalità e tempistiche di questo investimento.

STRUTTURE E COLLEGAMENTI

La prima priorità di investimento riguarda l’edilizia, le infrastrutture e la mobilità.

Occorre intervenire, innanzitutto, per mettere a norma le scuole, mentre in ambito universitario si pone il tema di adeguare gli spazi alla crescita degli iscritti. Ma si deve anche cogliere l’occasione per un investimento più ambizioso: ripensare gli spazi del sapere affinché siano funzionali alla didattica e alle esigenze di personale e studenti.

Ancora più urgente è il problema dei collegamenti. Il nostro territorio patisce ancora un deficit infrastrutturale mai del tutto sanato: spostarsi tra le varie aree della regione e, soprattutto, dalle periferie ai centri delle città, è un elemento critico che compromette l’accesso all’istruzione e la funzionalità del sistema. È necessario che la costruzione di nuove infrastrutture e la riqualificazione del sistema di mobilità siano orientate in quest’ottica: un sistema d’istruzione è tanto più efficace e inclusivo, quanto più è fruibile e accessibile anche a livello “fisico”.

ASILI NIDO

Con la Legge n. 107/2015, seguita da D.Lgs. n. 65/2017, l’asilo nido passa da servizio individuale a servizio educativo. La legge sancisce che l’educazione dei bambini inizia al momento della loro nascita e lo Stato si fa carico fin da subito della loro educazione.

Su questo settore c’è un impegno di spesa notevole da parte del Governo in quanto ritenuto volano di ripresa economica. È indispensabile promuovere la presenza sul territorio di asili nido pubblici, con gestione diretta, in grado di operare secondo criteri di qualità ed ai quali il settore privato possa fare riferimento per diversificare e allargare l’offerta.

DISPERSIONE SCOLASTICA, POVERTÀ EDUCATIVA, INCLUSIONE

L’impoverimento economico di ampi settori della società corrisponde a un analogo impoverimento educativo: laddove sussistono situazioni di disagio sociale ed economico la scuola spesso non arriva e questo poi si traduce in un potenziale crollo delle prospettive di vita. È il fallimento dello Stato nella sua missione più profonda. La Regione Umbria negli anni ha fatto molto su questo tema, ma molto c’è ancora da fare poiché la pandemia ha ulteriormente dilatato questo problema, mostrando come nella società digitale le condizioni materiali di vita accrescano la diseguaglianza.

Occorre allora rilanciare un robusto sistema di welfare di comunità, sostenere e potenziare il percorso 0/6, costruire progetti di prevenzione e recupero dell’abbandono scolastico e dei NEET attraverso Patti di Comunità, progetti di sostegno extra scolastico, con un’attenzione particolare al tema della salute mentale per infanzia e adolescenza.

DIRITTO ALLO STUDIO E SERVIZI

Il sistema di diritto allo studio e i servizi agli studenti rappresentano un ambito di investimento e intervento essenziale. A livello scolastico, l’Umbria oggi si limita a distribuire risorse nazionali senza prevedere particolari strumenti e investimenti propri. Eppure, la Regione potrebbe fare molto di più, lavorando insieme a Comuni e Province: intervenire sul sovradimensionamento delle classi (dette “classi pollaio”), abbattere i costi di trasporto perseguendo il modello di mobilità gratuita varato con successo in altre regioni e finanziare contributi e borse di studio per aggredire la povertà educativa.

In ambito universitario, il sistema di DSU (diritto allo studio universitario) regionale si mantiene ancora su alti livelli grazie alle borse di studio e ai servizi offerti dall’ADISU, insieme alle politiche in materia di contribuzione studentesca recentemente varate da UNIPG. Livelli non scontati che devono essere confermati: la priorità è mantenere la copertura totale delle borse di studio ADISU e confermare l’innalzamento della No Tax Area UNIPG.

Il trend di crescita delle iscrizioni, che può costituire un grande motore di sviluppo per tutto il territorio, deve essere sostenuto con altrettanti investimenti nel sistema di DSU, implementandolo e adeguandolo a una platea in aumento, ma anche intervenendo sui nuovi problemi che questo cambiamento comporta, su tutti la questione residenziale.

Sull’Università manca, a partire da Perugia e in tutte le sedi distaccate, la dimensione di città universitaria. Studenti e studentesse sono da tempo ospiti marginali: questo atteggiamento non fa bene alla città non fa bene alle e agli universitari. Affrontare il problema residenziale e degli affitti può essere un primo passo, che andrà necessariamente integrato alla dimensione della socialità e delle attività culturali. L’università non si riversa sulla città o viceversa: serve un proficuo scambio.

ORIENTAMENTO E LAVORO

È il punto nevralgico su cui intervenire: sul rapporto tra istruzione e lavoro l’Umbria si gioca il proprio futuro. In questo momento abbiamo un sistema economico che non produce sviluppo e una platea di giovani che emigrano per trovare occasioni migliori, quando non sono costretti ad abbassare le proprie aspettative. Questo modello non funziona: è ingiusto per le nuove generazioni, è disfunzionale perché non produce ricchezza per la società, è letale perché al declino economico si associa un incipiente calo demografico. Occorre quindi rovesciare il paradigma.

A questo devono associarsi interventi di potenziamento dell’orientamento scolastico e universitario e di riforma dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, di tirocinio e post-laurea.

PERSONALE E FORMAZIONE

Una seria riflessione va fatta, ancora una volta, sul tema del reclutamento e su come la Regione possa intervenire, sebbene sia questione di carattere nazionale.

Certamente un investimento importante va programmato sul tema della formazione del personale, iniziale e di aggiornamento, poiché dal “fattore umano” dipende il mondo della conoscenza.

FORMAZIONE PROFESSIONALE

Nel quadro di sistema, un ruolo delicato lo gioca la Formazione Professionale: può essere elemento chiave per l’occupazione e lo sviluppo se collocata nel sistema con una funzione strategica ben definita e non sovrapposta ad altri percorsi.

RICERCA

Innanzitutto, occorre porre un argine alla piaga della precarietà nel mondo della ricerca pubblica.

Il settore della Ricerca è fondamentale dentro qualsiasi progetto di rilancio del territorio, specie se si ambisce a trasformare il modello produttivo. Riflettere sull’opportunità di finanziare dei progetti di ricerca strategici in ambito di collegamento università-territorio e finalizzati all’innovazione del sistema produttivo umbro. In questo contesto è indispensabile una maggiore propensione alla partecipazione e al finanziamento di progetti di ricerca da parte delle amministrazioni locali.

GOVERNANCE

Non solo investimenti, ma anche cambio di metodo nei processi decisionali: i profondi cambiamenti che proponiamo possono funzionare solo se definiti e perseguiti da tutti i soggetti coinvolti. Occorre quindi costruire forme di concertazione programmatica tra Istituzioni, parti sociali e attori del sistema d’istruzione e ricerca.