Gruppo Rivoluzione Verde

Gruppo Rivoluzione Verde

ARCHE – CONFERENZA PROGRAMMATICA PD UMBRIA
RESTITUZIONE GRUPPO 2 – Rivoluzione verde

Economia circolare – Agricoltura sostenibile – Energie rinnovabili – Tutela del territorio

INTRODUZIONE

Parlare di Umbria “Verde” oggi non può semplicemente significare alludere alle sfumature cromatiche dei nostri paesaggi: per un raggiungimento pieno ed organico degli obiettivi di una rivoluzione verde e di una transizione ecologica, serve un profondo cambiamento utile a realizzare un percorso inclusivo e modernizzante del Paese, che favorisca l’economia circolare, lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile e un’agricoltura più sostenibile, volano di sviluppo economico per l’Umbria.

Siamo consapevoli del fatto che la crisi climatica espone a formidabili rischi un mondo sempre più frequentemente colpito da crisi sociali, economiche, politiche e sanitarie, e ciò impone a tutti, e in special modo a chi, come il Partito Democratico, si candida a guidare il campo progressista e, attraverso la sua classe dirigente e di amministratori, a cambiare il Paese, ad elaborare un’alternativa radicale al modo di produrre, di consumare e di distribuire. Tutto questo, per quanto ci riguarda, non può accadere se non nel quadro di un nuovo modello di sviluppo regionale che punti decisamente anche al superamento delle diseguaglianze tra i diversi territori.

Dobbiamo proseguire questo lavoro servendoci degli strumenti a nostra disposizione, come i forum permanenti e le Agorà volute dal segretario Letta, per promuovere una visione ed una logica di insieme che sia strategica, solidale ed Europea, capace di far emergere, su tutto, la dimensione sociale della transizione ecologica per un PNRR di ripresa e resilienza vera ed inclusiva.. condividiamo l’impegno di pensare all’agire rapidamente, in costante coordinamento con le associazioni di categoria e le associazioni ambientaliste che da sempre si spendono per affrontare queste crisi, insieme alla nostra Università, alle organizzazioni studentesche e ai giovani attivisti per l’ambiente, per elaborare una proposta che richiederà innovazione, collaborazione.

Sono necessari ed urgenti piani, misure e risorse per la Giusta Transizione, per pianificare ed affrontare la trasformazione del modello economico e produttivo senza che nessuno sia lasciato indietro. Per avere successo la transizione va guidata e indirizzata attraverso misure e strumenti incentivanti semplici e stabili, evitando interventi inutilmente punitivi, sia di tipo amministrativo che economico, che potrebbero radicalizzare le opposizioni ad una trasformazione non più rimandabile.

Viviamo in tempi difficili, dove spesso dietro la poca ragionevolezza si nascondono movimenti reazionari che non hanno a cuore il bene del Paese.

Il nostro impegno non può andare che in questa direzione.

COSA SIGNIFICA PER IL PD RIVOLUZIONE VERDE E CONTRASTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Nelle riflessioni del gruppo di lavoro sulla Rivoluzione Verde abbiamo affrontato, da numerosi punti di vista, il tema della crisi climatica e della transizione verde. Abbiamo parlato della scarsità d’acqua e del suo essere bene comune, della necessità di costruire resilienza, di rinnovare le infrastrutture, dell’importanza di investire in tecnologie pulite, di mettere in sicurezza il Trasimeno, degli assetti prioritari della montagna umbra, di costruire filiere di produzione sostenibili per l’agroalimentare che garantiscano la catena del valore, di turismo verde, di centri storici che si liberano dalle auto, di sentieristica che fa riscoprire il territorio e lo rilancia, della profonda necessità di garantire la tutela del paesaggio, l’accesso e la produzione di cibo e la riduzione e miglior gestione dei rifiuti.

Consapevoli degli evidenti rischi che comporta la crisi climatica, la transizione ecologica divenuta indispensabile, se bene indirizzata, presenta grandi opportunità di sviluppo e di crescita per le economie dei territori che sapranno coglierle in termini di spinta all’innovazione, di creazione di nuovi business, di nuovi e più qualificati lavori e di nuove professionalità, riuscendo nello stesso tempo a garantire la tutela del paesaggio e del patrimonio di biodiversità, culturale ed agronomico.

Condividiamo la comune preoccupazione e la comune percezione che il tema della crisi ambientale sia di fatto una comune minaccia esistenziale, una minaccia alla sicurezza ontologica delle nostre comunità.

GLI STRUMENTI

L’orizzonte oggi è costruire un’Umbria che possa essere esempio di una transizione ecologica dall’approccio olistico, capace di rispondere alle caratteristiche specifiche storiche di questo nostro tempo con strumenti, proprio come il PNRR, pensati per garantire il protagonismo dei territori, tutti, in una Regione “Area Interna” dove in troppi sono stati marginalizzati dalla progettazione nazionale e regionale. Ci impegniamo per un’Umbria più sana dove rivoluzione verde, tutela del paesaggio e delle risorse finite, miglioramento della salute delle comunità, creazione di opportunità di realizzazione personale e professionale e ripopolamento dei nostri borghi senza cementificazioni, possono avvenire contemporaneamente alla tutela della giustizia sociale e dei soggetti più fragili.

MOBILITÀ DOLCE E TURISMO GREEN

La mobilità dolce deve essere potenziata e pensata in chiave intermodale in quanto già oggetto di attrazione strategica in tutta Europa, permettendo anche una proficua valorizzazione dei borghi da un lato e l’alleggerimento delle Città dall’altro, dove la presenza di centri universitari e delle istituzioni Regionali richiede uno sforzo in più.

Le infrastrutture devono essere riqualificate affinché il potenziamento, e l’attrattiva, del turismo “green”, possano essere effettivi e profondamente integrati con i settori produttivi a partire da quello agricolo.

CULTURA SOSTENIBILE

Anche la cultura e le manifestazioni culturali della regione devono diventare sostenibili, esempi come quello del Festival della sostenibilità di Spoleto devono essere potenziati ed esportati nel resto della Regione.

AGRICOLTURA SOSTENIBILE

Per guardare all’agricoltura come terreno fertile per la transizione ecologica, bisogna, in primis, ragionare su quale è il modello di sviluppo che l’Umbria vuole adottare.

Bisogna fornire informazioni e strumenti che siano funzionali non soltanto a chi in questo settore ha fatto tanto e continua a contribuire con dimensioni e fatturati importanti, ma anche a quelle piccole e piccolissime imprese che in questi anni sono state lasciate fuori perché non in grado di poter “anticipare” quello che gli sarebbe poi stato richiesto e riconosciuto.

Bisogna, inoltre, capire quale sia l’equilibrio tra l’agricoltura industriale del nostro territorio, quella che guarda alla meccanizzazione dei processi, all’alta concimazione, alla competitività e l’Agricoltura “artigianale”, ovvero quella di cui sono protagonisti spesso giovani formati nei nostri istituti tecnici o nelle nostre università che invece gestiscono piccole imprese a carattere  multifunzionale in cui  si combinano attività di produzione, ma anche di trasformazione e commercializzazione di prodotti  con attività di carattere turistico e di difesa ambientale e che spesso si trovano in aree agricole collinari o montane.

Riconoscere il ruolo della filiera agroalimentare e dell’agro-ecologia nella bio-economia e nella lotta al cambiamento climatico, attraverso la diffusione di pratiche agro-zootecniche sostenibili e rigenerative, orientate all’aumento del contenuto di carbonio organico nei suoli, all’arresto della deforestazione, alla riduzione degli sprechi (anche alimentari), alla produzione di energia rinnovabile, alla tutela della biodiversità e alla diffusione di abitudini alimentari e di modelli di consumo consapevoli ed orientati verso prodotti rispondenti ai principi di neutralità climatica e di circolarità efficienti sotto il profilo dell’uso delle risorse.

Dobbiamo ragionare anche sull’equilibrio necessario e imprescindibile tra accesso al cibo, difesa del territorio, occupazione qualificata e la filiera del prezzo e della produzione, temi che una forza progressista come il Partito Democratico non può di certo dare per scontato.

DOMINI COLLETTIVI, PARTECIPATE E GESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE

Occorre una ricognizione urgente dei “Domini Collettivi” e degli ambiti territoriali di “Uso Civico” per la programmazione di sviluppo del territorio e per poter risolvere annose questioni dei grandi bacini imbriferi la cui risorsa “acqua” deve essere adeguatamente tutelata.

La gestione delle acque pubbliche e delle infrastrutture, così come il tema delle acque minerali e del dissesto idrogeologico, sono questioni centrali per la nostra Regione sulle quali bisogna prendere decisione in discontinuità con il passato. C’è l’esigenza, reale e attuale, di unificare sul territorio regionale la gestione idrico-fognaria, garantendone – grazie a possibili economie di scala – un governo più efficiente e moderno.

Propedeutico a molte di queste misure è il necessario lavoro di ridimensionamento, più ampio ed armonico, delle società partecipate del settore, di cui serve sostenere con forza il controllo pubblico, che consentirebbe di andare oltre l’ordinarietà dei piani di sviluppo delle reti idriche, oggi sempre più legati a finanziamenti che gravano sull’utenza finale, per favorire investimenti strategici di lungo periodo perfettamente compatibili con la vocazione del PNRR. Tra questi si può citare la campagna di sostituzione delle condotte più desuete, protagoniste di immense perdite di risorse idriche, ma anche la realizzazione di forme stabili di accumulo di acqua potabile utilizzando impianti già esistenti e mettendoli in collegamento tra loro come fossero un grande sistema di vasi comunicanti. È in quest’ottica che deve trovare spazio l’investimento di allaccio del Trasimeno con la diga di Valfabbrica, salvando il quarto lago d’Italia dalle ricorrenti crisi idriche che ne minacciano l’esistenza.

SMART FARMING?

Servono poi figure professionali nella nostra regione capaci di essere facilitatori di questo percorso. In relazione al progetto dello “Smart Farming” presente nel PNRR della Giunta Tesei, bisogna evitare la proposizione di progetti “estranei e/o fuori scala” dal contesto regionale in considerazione del fatto che, peraltro, questi non trovano specifiche competenze né sul territorio e né all’interno dell’Università degli Studi di Perugia.

GREEN COMMUNITIES

Va approfondito anche il tema delle Green communities: aspetto che in Umbria non è stato affatto considerato nel PNRR, così come la questione del coordinamento tra il PSR e la PAC (da destinare di più alla produzione di qualità che all’indennizzo “a prescindere”), che al momento non è stato in alcun modo preso in considerazione.

Le comunità energetiche, che ormai sono spesso iniziative di piccoli comuni oltre che di privati, sono progetti di autonomia energetica territoriale che dovremmo analizzare e proporre per l’Umbria. Rendere efficienti gli edifici, di ogni genere e tipologia, deve essere un aspetto centrale su cui lavorare.

ACQUA PUBBLICA

La gestione delle acque pubbliche e delle infrastrutture, così come il tema delle acque minerali e del dissesto idrogeologico, sono questioni di enorme centralità per la nostra Regione sui quali bisogna prendere decisione in discontinuità con il passato. C’è l’esigenza, reale e attuale, di unificare sul territorio regionale la gestione idrico-fognaria, garantendone – grazie a possibili economie di scala – un governo più efficiente e moderno.

RIFIUTI

In tema di rifiuti bisogna convincersi – diversamente da quanto palesato nella proposta di PNRR della Giunta Tesei – che non ci si può più soltanto focalizzare sull’ampliamento delle discariche o sulle politiche volte alla filiera del rifiuto riciclabile, ma bisogna investire su interventi che favoriscano la riduzione del rifiuto e il suo riuso.

È necessario che l’Umbria migliori i propri impianti di trattamento meccanico-biologico affinché possano avere un’efficienza e una capacità tale da ridurre al massimo il conferimento in discarica. Si ritiene imprescindibile aumentare i livelli complessivi di differenziata e di recupero, anche attraverso piccoli impianti di smaltimento, isole ecologiche, diffusi centri di recupero e riuso dei RAE e di altri rifiuti altrimenti destinati all’indifferenziata. Sulla raccolta porta a porta si dovrà trovare un corretto equilibrio tra costi del servizio e conseguente rischio di ulteriori aumenti tariffari, e l’ineludibile necessità di avere un livello di differenziata e riuso alti sia percentualmente che qualitativamente.

ARTIGIANATO DEL RECUPERO

L’Umbria deve abbracciare l’idea di essere un laboratorio dell’artigianato di recupero d’Italia: pensiamoci e lavoriamo a questa proposta che vuol dire costruire un perimetro di alternativa credibile a ciò che, anche per motivi storici, si è detto fino ad ora. Più in generale, l’Umbria deve pensare al suo sviluppo e all’applicazione dei nuovi strumenti di crescita in maniera trasparente e accessibile, di modo da favorire il protagonismo di tutti i territori, nessuno escluso.

IMPRESE GREEN

Per questo servirà attuare una pianificazione di medio-lungo termine per singoli settori produttivi, nell’ambito della quale venga valutato l’impatto delle scelte su imprese e lavoratori di modo da definire i mezzi e gli strumenti per attenuarne i potenziali effetti negativi e per salvaguardare il tessuto produttivo, ambientale, culturale e paesaggistico. Imprese e lavoratori dovranno essere adeguatamente coinvolti e rappresentati in tutti i consessi, nazionali e locali, in cui vengono prese decisioni rilevanti in tema di transizione energetica basata su un approccio inclusivo e partecipativo, che coinvolga nella selezione e nella valutazione delle misure di attuazione e delle eventuali misure compensative, i cittadini, le comunità, le associazioni e in generale tutti i portatori di interesse, specialmente di coloro i quali potrebbero subire gli effetti negativi di tali misure.

CONCLUSIONE

La rivoluzione culturale necessaria per la transizione verde può passare per una distribuzione intelligente delle risorse del PNRR che devono essere utilizzate per raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei, a partire dallo sviluppo delle FER, in particolare spostando i consumi verso l’elettrificazione nella mobilità, nel riscaldamento, nell’efficienza energetica, in ogni settore. Nessun progetto che provochi danni sul clima deve essere finanziato: serve una graduale eliminazione dei Sussidi riconosciuti come ambientalmente dannosi per trasformarli in Sussidi ambientalmente favorevoli e in investimenti per supportare le filiere verdi e sostenibili. Dobbiamo impegnarci affinché l’Ecobonus diventi strutturale, prorogato almeno fino al 2025 e semplificato.

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